Il giovane favoloso

 

Il “giovane favoloso” del film, diretto da Mario Martone,  è il poeta dell’ottocento Giacomo Leopardi, che fu così definito dalla scrittrice Anna Maria Ortese nel libro “Da Moby Dick all’Orsa Bianca”.

Il regista ci narra la Massimo-Popolizio-Monaldo-Leopardi-e-Elio-Germano-Giacomo-Leopardivita del poeta fin dalla giovinezza nella piccola Recanati, che il Leopardi trascorre a studiare nella biblioteca di famiglia, sotto l’occhio vigile del padre Monaldo.  Sarà poi la volta di Firenze, dove vivrà con l’amico fraterno Antonio Ranieri e frequenterà gli intellettuali dell’epoca, e in seguito di Napoli, terra natia di Ranieri. Il colera e la cagionevole salute di Leopardi spingeranno infine i due amici ad andare a respirare l’aria più salubre di Torre del Greco.

Per raccontarci il suo Leopardi, il regista predilige la sfera privata ed emotiva. Il Leopardi di Martone finisce col cullarsi nella sua malinconia, come al suono di una cantilena, ripetitiva quanto rassicurante, che gli suggerisca versi per le sue poesie. Per gli altri letterati, tale stato d’animo non si addice allo spirito progressista dell’epoca, eppure il poeta non riesce a farne a meno, o forse non vuole. Ma la sua tristezza non si traduce in statica rassegnazione, piuttosto in una continua ricerca, in spinta constante verso il “nuovo”. << Chi dubita sa – dice all’amata sorella – e sa più che si possa. >>.  La luna che Leopardi guarda così spesso dalla finestra,  la brezza che entra nella sua stanza piena di fogli e scartoffie, sono metafore della sua vita.

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Molto approfondita dal regista l’amicizia con Ranieri. I due sono legatissimi, e Ranieri finirà presto col fare le veci di un padre dato il peggioramento della salute di Giacomo. Eppure lo stesso Ranieri rappresenta quella forza, quella prestante fisicità che  il poeta non ha mai avuto. Conquisterà l’incantevole Fanny, cui Leopardi si limiterà a pensare in silenzio. Leopardi guarda l’amico uscire dalla vasca con uno sguardo misto di curiosità, ammirazione e, forse, rabbia.

Non è in fondo lo stesso sguardo che egli riserva alla Natura? Bella, misteriosa, indifferente, ostile…

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Il film si conclude con il momento che definirei intimo per eccellenza: il Leopardi su una terrazza di una villa di Torre del Greco, la stessa da cui ha visto eruttare il Vesuvio, mentre guarda intensamente un bellissimo cielo stellato. Ed intanto, in sottofondo, i versi de “La Ginestra”, il fiore che sopravvive lì dove la rabbia del vulcano ha spazzato via ogni altra vita. E’il vero testamento spirituale di Giacomo Leopardi!

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A dare un volto al Leopardi di Martone è il giovane attore Elio Germano. La sua interpretazione è di sicuro il punto di forza del film, mi ha lasciata davvero senza parole! L’attore è mirabilmente convincente anche nel rendere la graduale deformazione fisica del suo personaggio, scena dopo scena. Per leggere l’Intervista del Corriere della Sera ad Elio Germano, clicca qui.19164-il-giovane-favoloso-locandina-modificata-2_jpg_620x250_crop_upscale_q85Ho adorato anche le ambientazioni, specie quelle della mia amata Napoli, che è la città in cui Leopardi giace sepolto. Delizioso e dolce il poeta mentre gusta  il suo gelato preferito in un bar a piazza del Plebiscito! E’ una scena che dà una pennellata di grande impatto alla tela del Leopardi “umano”, il Leopardi che il regista vuole renderci meno distante.  A tale intento concorre di certo la colonna sonora, affidata alla musica elettronica del compositore Sascha Ring (che in alcune scene ho trovato un po’azzardata, quasi “fuori posto”): una macchina del tempo, che “veicola” gli stati d’animo di un uomo dell’ ottocento ai giorni nostri.

Vi consiglio di non perdervi questo film, specie se siete amanti di Giacomo Leopardi come me.

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