La mafia uccide solo d’estate

 

Le risposte dipendono innanzitutto dalle domande, da ciò che vogliamo o ci aspettiamo di trovare.
Vidi questo film per la prima volta al cinema, e ne uscii un po’ delusa. Guardandolo, avevo cercato l’ “innovazione”.

Ad una seconda visione, devo dire che l’ho decisamente rivalutato. “La mafia uccide solo d’estate” non vuole fornire nuove verità su questo potere criminale, ma donarci una diversa prospettiva da cui osservarlo. Quella della gente comune, nella cui vita la mafia entra in punta di piedi, silenziosamente, ma finendo col condizionare intere esistenze.

In particolare, il giovane regista Pif ci permette di guardare attraverso gli occhi di un bambino di nome Arturo.

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Mentre si snodano gli episodi di cronaca che hanno segnato la Sicilia tra gli anni ’70 e ’90, Arturo nasce e cresce nella bella quanto problematica città di Palermo. Mangia paste con il capo della Squadra mobile, intervista il generale Dalla Chiesa, si innamora di una sua compagna di  banco, viene letteralmente  illuminato dal presidente del Consiglio Giulio Andreotti, che ai suoi occhi  innocenti risponde alle sue domande  attraverso il televisore o frasi riportate  sul giornale. Lo cercherà ansiosamente tra i partecipanti ai funerali di Dalla  Chiesa…ma  invano, riempendosi il cuore e la mente di speranze deluse.

 

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Ne “La mafia uccide solo d’estate”, Pif si porta  dietro lo stile de “Il testimone”, il  programma  da lui condotto  in onda su MTV.

Dil-testimone-mtv-pif-2013a wikipedia si legge che “Il Testimone” “si propone di mostrare storie, eventi e persone che non trovano spazio sulle prime  pagine dei giornali”. Credo che questa sia una definizione perfettamente  estendibile anche a “La mafia uccide solo  d’estate”.

Ma storie semplici, di gente comune,  ad uno sguardo più ampio e attento, si rivelano accomunate da un destino collettivo, sono punti uniti dal tratto di un unico disegno.

Nel film, boss mafiosi e alcuni dei loro storici persecutori saranno colti in momenti di vita quotidiana, proprio come Arturo. E’ interessante notare come questi esaltino gli eroi antimafia, ma ridicolizzino Riina e la sua cerchia…perchè sono anche i piccoli gesti di tutti i giorni che fanno la differenza tra un uomo e un altro.

E così come Pif nel suo programma, Arturo ne “La mafia uccide solo d’estate”  è  un puro “testimone” dei fatti. La telecamera è perfettamente sovrapponibile agli occhi del narratore, con essi si identifica. Sta unicamente a noi, gli spettatori, creare il NOSTRO punto di vista. Il pensiero di Pif non invade la scena, non se ne rende protagonista, ma ci lascia completamente liberi di pensare, e dopo averci fornito spunti di riflessione come un animo sensibile sa fare: spunti semplici ma al tempo stesso non banali. Il tutto condito qua e là con una punta di ironia…perchè c’è sempre spazio per un piccolo sorriso.

Grazie ancora una volta Pif!

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